Mis de Sot

Ambiente strano, quello del Mis de Sot, o Mis di Sotto, nell’italianizzazione del suo termine. Strano o quantomeno atipico, per la distanza, ma soprattutto per la differenza strutturale dal resto del paese. Atipico ma forse profetico, un triste laboratorio di quel che rischia di diventare la nostra piccola realtà.

 

Col suo nucleo accentrato ed accentratore, il piccolo abitato si conforma in maniera molto distinta dai più alti Mis de Mež e Mis de Sóra (che sfruttano un territorio più ampio e più contornato da strade e prati attorno alle abitazioni), tant’è che col suo unico accesso stradale, non ci si accorge nemmeno, a una prima occhiata, del “mondo” che si viene ad aprire una volta scesi in fondo alla Gavada.

 

Tanto tempo fa, il Mis de Sot era la più popolosa e la più viva delle contrade del Mis, con il resto del paese a fare da campagna e poco più. Aveva la sua scuola ed era passaggio obbligato per andare al capoluogo, Sagron. Forse anche per colpa del buon Don Pietro Simion, che ha spostato la strada un po’ più su, questa frazione ha pian piano intrapreso quello stesso infame sentiero del declino che tempo prima è arrivata a conoscere la strada vecchia da cui era servito.

 

Basti pensare che ad oggi, nella brutta stagione, solamente una famiglia vi risiede stabilmente, per poi aumentare di qualche unità durante il periodo buono. Ma il dramma dell’abitato non è certo questo. La ghigliottina si mostra solo nei mesi più caldi, quando arriva il luglio prima e l’agosto poi, in cui il Mis de Sot si trasforma radicalmente. Decine di villeggianti, a maggioranza proprietari di seconde case, invadono l’abitato, portando sicuramente una bella botta di vita al villaggio, ma anche e soprattutto un’infinita tristezza.

 

Tristezza per un’occasione persa, forse, irrimediabilmente. Tristezza per un paese carico di storia perso, forse irrimediabilmente. Venduto, o per meglio dire regalato, a chi lo sfrutta senza mai poter capire il senso del viverlo. Privandolo della possibilità di insediamenti stabili: una condanna a morte che rischia davvero di travolgere l’intero paese. E’ come se il Mis de Sot fosse una stanza piena di scatole vuote, e impossibili da riempire. Chi il paese lo abita non può più farci niente, non ne è più il proprietario. Ed è qui che torna a farsi prepotente la denominazione Mis di Sotto, quando il paese si rende conto di non aver più nulla di locale, e di essere foresto a Sagron Mis. Di esistere solo un mese o due all’anno.

2 commenti su “Mis de Sot”

  1. Speranza Reply

    Ciao! Non sono una persona originaria di Sagron Mis ma desidero ugualmente commentare l’articolo su “Mis de sot”. Leggendolo mi e’ tornato alla mente cio’ che e’ successo al mio paese: Un tempo ricco di vita, di amicizie,di scambi di idee fra persone conosciute, di allegria,di cose semplici ma vere; oggi e’ un paese pre me irriconoscibile,ricco solo di case dormitorio e di persone estranee. Purtroppo chi per ragioni di lavoro o per aver trovato altre sistemazioni si e’ allontanato dal paese pensando di non tornarci mai piu’ ha svenduto la propria casa a persone che come da voi la usano pochi giorni all’anno ,alle quali non interessa la storia e le tradizioni di quel paese e non fanno certamente parte di una comunita’ormai formata da anziani che vedono cambiare miseramente la loro terra e si sentono quasi intrusi a casa loro. Se voi riuscite a fermare questa piaga fatelo prima che sia troppo tardi AUGURI da chi condivide in pieno le vostre idee!

  2. Cleto Reply

    Non condivido la parola “tristezza”.
    Mis di Sotto gia negli anni 50 era abitato da poche persone e il disfacimento degli immobili era già in atto: ruderi pericolanti,case senza tetto e senza infissi, stalle con solo mura esterne, allora sì la tristezza prendeva il cuore.Con il tempo la seconda generazione dei proprietari é ritornata (anche se solo d’estate) e ha sistemato i vecchi immobili, altri ruderi sono stati venduti e i nuovi proprietari hanno speso dei soldi anche presso inprese locali per ricostruire Mis di Sotto. Oggi é una bella realtà con case che rispecchiano le potenziali costruzioni precedenti.
    Altra parola che non mi è piaciuta é ” foresto”
    E’ foresto chi abita a Sagron o ai Titele a Tonadico o ad Agordo o Mestre ? Foresto per me è chi non dialoga, chi critica e non fa niente per gli altri, chi ha sempre ragione, chi dice: io non ho bisogno di nessuno, questo per me é il foresto e questo può essere il vicino di casa a Mis come a Milano . Se invece foresto si intende residente a Mis di Sotto frazione di Mis del comune di Sagron Mis io vorrei che sulla mia carta d’identita ci fosse scritto cittadino del mondo, perchè quello che conta è la persona, non dove risiede.

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